Elliott Erwitt. Icons.

Domenica 6 maggio siamo stati al MIA, a Milano. Daniele mi ha regalato un libro: il catalogo della mostra Icons di Elliott Erwitt, in corso ad Aosta. Un altro evento, con la mostra di HCB, che non voglio perdere!

Icons è stata inaugurata il 23 marzo nella sala espositiva Hôtel des États di Aosta e organizzata dall’Assessorato in collaborazione con Sudest57 di Milano.

L’unicità di questa mostra sta nel fatto di poter ammirare degli autoritratti esposti per la prima volta in questa esposizione e finora solo pubblicati in alcuni libri. Si possono ammirare anche gli scatti eseguiti al suo alter ego André S. Solidor, allo stesso tempo sempre ironici e poetici sul tema del mondo dell’arte contemporanea e sui suoi stereotipi.

Le 42 opere esposte sono state scelte accuratamente dall’autore e tra queste si possono ammirare il bacio degli innamorati nello specchietto dell’auto, lo scatto dedicato alla Provenza del 1955, Grace Kelly al ballo di fidanzamento, Jacqueline Kennedy al funerale del marito, le foto della serie sui cani e padroni, tra i ritratti, oltre a quelli di André S. Solidor, Che Guevara e Marilyn Monroe.

Il catalogo che abbiamo acquistato costa 25,00 € ed è redatto in 3 lingue: italiano, francese ed inglese, edito da Silvana Editoriale. Ci sono al suo interno tutte le opere esposte con a fianco la descrizione e i commenti dell’autore raccolte durante l’intervista di Biba Giacchetti. Questo è molto bello, utile e curioso perché si può scoprire come Erwitt ha scattato una determinata foto, se è costruita, se è uno scatto rubato… Il bello di sapere cosa stava succedendo mentre il dito premeva sul pulsante di scatto!

Per vedere Icons c’è tempo fino al 24 giugno, dal martedì alla domenica, dalle 9.30 alle 12.30 e dalle 14.30 alle 18.30 e l’ingresso è libero.

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L’occhio del secolo

Photografe, la mostra di più di 130 opere di Henri Cartier-Bresson, ospitata nelle sale del Palazzo Reale di Torino, è iniziata a fine marzo e rimarrà aperta fino al 24 giugno 2012. Questa restrospettiva raccoglie fotografie scattate fra i primi anni ’30 e la fine degli anni ’70.

Oltre alle fotografie storiche, quelle che tutti conosciamo e che ci hanno descritto un’epoca, ci sono esposti ritratti di persone comuni. Viene descritta la quotidianità attraverso volti di donne, uomini, bambini, anziani… Ognuno colto di sorpresa, mai in posa, al momento giusto, rubando l’attimo.

In ogni suo scatto c’è un equlibrio perfetto tra pazienza, cura, disposizione dei soggetti, riservatezza, armonia; il fotografo cercava infatti il momento giusto per cogliere l’attimo nella perfetta proporzione, restando con discrezione “invisibile” per non interferire con l’azione.
Henri Cartier-Bresson era poco legato alle sue opere perché era sempre in cerca della foto migliore esaltando la bellezza che sta proprio nel momento dello scatto.

“Quando guardo un’opera di Henri Cartier-Bresson provo meraviglia  che possano essere accadute situazioni così ricche di senso, così intense”
Yves Bonnefoy,  “Henri Cartier-Bresson. Photographe

L’organizzazione è di Silvana Editoriale e nasce dalla collaborazione con la Fondazione Henri Cartier-Bresson e con l’agenzia Magnum Photos (fondata nel 1947 proprio da Henri Cartier-Bresson, Robert Capa e David Seymour).

“Le fotografie possono raggiungere l’eternità attraverso il momento.” Henri Cartier-Bresson

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Quando è “già domani”… è anche già primavera!

Quest’anno, tra matrimonio e viaggio di nozze, mi sono persa quasi una stagione! Ero in inverno e mi sono trovata in un batter d’occhio catapultata in primavera… mi sembra di aver saltato qualche pezzo!

Ci siamo sposati con la neve e poi subito partiti. Siamo tornati con i fiori sugli alberi, nei vasi, nei prati…

Mi piace, al mattino, andare al lavoro e vedere tutta la campagna bella verde, bianca, rosa…

Stamattina è suonata la sveglia e il mio maritino non ha fatto una piega. Allora l’ho chiamato dicendo: “E’ ora di alzarsi!” e lui mi ha risposto: “Ah ma è già domani?“.

Mi ha fatto schiantare dal ridere… ma in fondo è un po’ quello che è successo a me con l’inverno!  :-)

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LIE-CA M3

Dato che non posso permettermi una vera Leica, magari mi scarico per 4,50 € o £ (non capisco…) la versione in carta che propone Matt Nicholson sul suo sito!

http://www.mattmakesstuff.co.uk/store.html

Dieci pagine di .pdf con istruzioni dettagliate e schemi per costruire una copia dell’originale e bellissima Leica M3, la “Lie-ca M3” che utilizza un foro stenopeico e pellicole da 35mm. E’ necessario stampare i modelli su carta da 240 gsm e utilizzare qualche altro materiale per assemblarla: penso colla, forbici, scotch, pazienza…

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Sulla mensola: i libri che ho o che vorrei…: “Les doigts pleins d’encre” di Robert Doisneau

Sono stata un po’ presa in questo periodo tra matrimonio e viaggio di nozze… Stamattina mi sono accorta che ho perso di vista la mia lista delle “cose da fare/vedere“!
Mi sono persa la mostra di Robert Doisneau :-( che si è chiusa gennaio.

“Les doigts pleins d’encre” era stata inaugurata il 26 novembre, a Torino in occasione della chiusura del “Festival dei viaggiatori extra-ordinari” (*).

La mostra inaugurata dalla nipote del fotografo, la giornalista Clémentine Deroudille, è stata dedicata all’autore del famoso «Le baiser de l’Hôtel de Ville» e aperta con un incontro dedicato a “lo sguardo gentile” di Robert Doisneau.

Le immagini esposte erano semplici, in bianco e nero: ritratti di scolari parigini fotografati tra gli anni ’40 e ’50. L’autore francese, mancato nel 1994, amava questi soggetti e li ritraeva delicatamente, in modo pulito: il rispetto per chi è piccolo.

«Quello che cercavo di mostrare era un mondo dove mi sarei sentito bene, dove le persone sarebbero state gentili, dove avrei trovato la tenerezza che speravo di ricevere. Le mie foto erano come una prova che questo mondo può esistere».

Doisneau diceva «Bisogna produrre fotografie così come si mettono dei fiori su un cappello e lasciare che siano i critici a scoprirne le intenzioni filosofiche».

Queste foto sono state raccolte nel 1989 nel volume «Les doigts pleins d’encre» (edizioni Hoëbeke) accompagnate da  un testo dello scrittore e umorista  François Cavanna. E visto che mi sono persa la mostra, aggiungerò questo libro alla mia lista “Sulla mensola: i libri che ho o che vorrei…

(*) Il festival si è svolto 17 al 26 novembre e il tema scelto era: Per sentieri e remiganti e si componeva di dieci incontri fra spettacoli, riflessioni su arte, scienza, religioni e filosofia.
Il fil rouge di tutta la manifestazione ruotava sul tema dell’ecologia del pensiero, sulla riflessione dell’importanza di un pensiero sano da cui derivino azioni non inquinante e non inquinanti.

Per sentieri e remiganti è il festival dei viaggiatori extra-ordinari, personaggi che appartengono a tutti gli ambiti del sapere, dall’arte alla scienza, dallo spettacolo allo sport. Come certi uccelli sfidano la forza di gravità e si elevano grazie alle penne remiganti, così i protagonisti del Festival inseguono le mete del proprio spirito, tracciando percorsi fuori dall’ordinario.

L’evento è stato organizzato dall’Associazione culturale Gruppo del Cerchio con la collaborazione del Museo Regionale di Scienze Naturali, di Alliance Française di Torino, e del Teatro I Portici di Fossano (CN).

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“Dietro” l’immagine: Gene Nocon

Lo scorso novembre è mancato a 65 anni Gene Nocon, uno dei migliori “printer” fotografici della sua generazione.  Ha lavorato con Terry O’Neill, Cecil Beaton e Terence Donovan, Linda McCartney, Norman Parkinson…

Gene Nocon ha iniziato la sua carriera nel campo della fotografia nei primi anni 1970, al suo arrivo in Europa.

Nel 1980, ha ricevuto il riconoscimento come miglior stampatore Ilford dell’Anno. Grazie a questo premio ha presentato una mostra chiamata The Photographic Print per sottolineare ed evidenziare il ruolo e l’importanza del lavoro di stampa.
E ‘diventato poi un consulente fotografico per il principe Andrew e ha organizzato il servizio fotografico per il matrimonio reale con Sarah, la duchessa di York. Il suo ritratto del principe Andrew e di Sarah è stato poi utilizzato per il francobollo commemorativo del Matrimonio Reale.

Quando il digitale ha iniziato a prendere piede, Nocon ha lamentato la perdita dello spirito di comunità che si crea in camera oscura stampando le proprie foto e condividendo le attività di laboratorio; il digitale porta a lavorare in isolamento e non c’è più la trasmissione delle conoscenze tecniche.

E mentre abbracciava Photoshop, ha continuato ad esercitare la sua missione per promuovere l’importanza del laboratorio fotografico. “I fotografi giovani sono attratti dall’idea di poter stampare le proprie fotografie“, ha scritto chiedendosi però quale fosse diventato il livello standard di queste stampe. “Il punto è che Photoshop, per i non iniziati, è come cercare di utilizzare una calcolatrice senza la fondamentale comprensione della matematica.

Nocon ha pubblicato diversi libri, tra i più rilevanti The F/Stop Method. Ha anche lavorato a fianco della Duchessa di York per il progetto One Day for Life. Un lavoro di un anno che ha avuto il suo culmine il giorno 13 agosto 1987 con migliaia di persone impegnate a scattare foto per catturare un momento della loro vita. I risultato è stato un libro fotografico di successo venduto per raccogliere fondi per la ricerca sul cancro.

E ‘stato anche onorato come membro della Royal Photographic Society per il suo contributo alla fotografia.
Con le sue mostre Personal Points of View e The Black and White Print ha ispirato anche molti fotografi riguardo la qualità e l’uso della luce.

Nocon nel 1990 ha lasciato la sua camera oscura di Covent Garden per ritornare negli Stati Uniti. E’ mancato il 20 novembre a San Diego, in California.

Lascio questo link per chi volesse informazioni più precise e dettagliate In Memory Of Gene

E il link al video Gene Nocon explains B/W ƒ/stop Printing

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Piacere, sono la Cinny!

Io sono la Cinny! Faccio parte della famiglia solo da agosto. La mia storia ha avuto un inizio un po’ triste…
Sono una piccola micetta randagia bianca e nera, un comune europeo di circa 9 mesi. Vivevo in un prato tra un canale e una via molto trafficata. Una bella mattina di agosto ho deciso di attraversare la strada e una macchina mi ha investita. Sono rimasta sull’asfalto intontita e nessuno si fermava. Finalmente sono stata soccorsa dagli impiegati della ditta di fronte che, fortunatamente, hanno visto subito che ero un po’ grave. Era il 3 di agosto.


La Enry mi ha portata subito in clinica dove mi hanno chiamata Lucky. Mi hanno visitata e mi hanno diagnosticato un trauma cranico e facciale con mandibola rotta, naso rotto, cecità e un ematoma al polmone.
L’équipe medica è stata veramente grande e venerdì 5 agosto sono andata a casa. La mia nuova famiglia si è presa cura di me e mi sono ripresa bene!

Mi chiamano Cinny perché per me Lucky è difficile e non rispondo :-D Invece Cinny l’ho immagazzinato e arrivo subito! Cinny o CinnyCiò deriva da Micina o Micina Miciò… un giorno sono scappata e mi hanno cercata tanto; mi sono proprio spaventata e mi ero nascosta in una legnaia. Hanno continuato a chiamarmi Micina e Micina Miciò finché ho sentito e sono corsa fuori! Mi hanno riportata a casa in braccio, ero tanto felice! I miei ragazzi si sono accorti che ho imparato ad associare la parola Cinny ad un richiamo e quando lo sento corro come una matta!

Ora sto bene! Il nasino funziona, anche se fischia un po’… La mandibola è a posto, posso mangiare tutto quello che voglio senza problemi. Preferisco il pesce e adoro rubare una crocchetta di Nous ogni giorno! Ho recuperato la vista e ho due occhioni così grandi da sembrare un cartone animato!
Siamo ad ottobre e sono proprio in forma, così mi hanno sterilizzata e vaccinata. Sto facendo la mia convalescenza sul divano, devo stare qualche giorno calma e al calduccio.

Ora vivo in questa casa e sono diventata amicona di Nous! Ci diamo tanti baci, impariamo molte cose l’uno dall’altra e condividiamo diversi momenti della giornata. Gli voglio bene anche se, quando gli do i bacetti, mi rimangono i suoi lunghi peli biondi sulla lingua e, quando è contento e scodinzola, mi riempie di botte! Mi ha persino insegnato a fare il “seduto” quando aspetto la pappa!

Durante la giornata, soprattutto al mattino, sono tenerissima e coccolona. Dalle sei di sera in poi mi trasformo! Mi diverto a nascondermi sotto i cuscini del divano per spaventare chi passa, gioco con ogni cosa mi capiti tra le zampine, rincorro e spavento Nous, studio degli attentati paurosissimi e stermino i soprammobili di cristallo. Quando sono stanca mi concedo un po’ di relax nel bidet… :-D

 Sono felice di essere stata adottata perché mi trattano proprio come una principessa!
 

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