…Viviamo tutti sotto il medesimo cielo, ma non tutti abbiamo lo stesso orizzonte…

My lo-fi world…

Tra i miei blog non poteva mancarne uno per le mie toy cameras! Ho iniziato a collezionarne qualcuna perché amo la loro imprevedibilità!

A volte ottieni scatti belli, nitidi a volte anche un bel “tutto nero!” :-)  I colori passano da tinte molto forti ed intense a tinte pastello, anche chiarissime…

Si possono fare “lavori” interessanti ottenendo scatti molto particolari.

Amo scattare sia in analogico che in digitale e la mia Hipstamatic è sempre con me, ma a volte mi piace mettermi a nastrare la mia Holga (entra luce da ogni fessura!) per uscire a far fuori qualche rullino: è divertente e antistress!!!

Ecco la mia truppa, anzi i miei gioiellini.

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Torino…

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…Tante finestre, tutte in fila. 

fetta copia-polaTorino è una bella città, mi rilassa. Ogni angolo ha molta “storia” da raccontare. Palazzi storici, resti romani, teatri, portici, edifici dall’architettura intrigante come la “Fetta di polenta”!

Prendo la macchina al mattino presto e guido fino al parcheggio di Piazza Vittorio Emanuele. Inizio a camminare e c’è sempre qualcosa da vedere, fotografare. Nelle giornate di sole, i giochi di luci e ombre sotto i portici, sono fantastici; allora mi giro verso Via Po e rimango tra le vie del centro, altre volte preferisco camminare lungo il fiume e arrivare fino al Parco del Valentino.

 (9)-polaIn centro non posso farmi mancare una cioccolata calda al Bar Mulafsano, in Piazza Castello! …Fosse pure il 15 di agosto! Scherzo… In questo caso mi concedo un gelato formato gigante. Passando davanti alle gelaterie, sento tutti quei gusti cremosi e colorati che mi chiamano, ed è impossibile resistere!

Mi piace guardare la gente, così diversa e così interessante. Cammino tra le  (1)-polabancarelle dei libri, in mezzo a mille volumi vecchi e polverosi o nuovi ancora confezionati nel cellophane: ci sono studenti impegnati, ragazzi chiassosi, anziani a prendere una boccata d’aria sotto i portici, chi è sul lavoro corre sempre ma, allo stesso tempo ama fare una pausa per il caffè. E’ una città piena di vita e non finirei mai di parlarne.

Prendere il caffè in Piazza San Carlo ormai è una tappa fissa. Mi siedo sempre fuori, anche se d’inverno il freddo è pungente e d’estate spesso fa troppo caldo.

 (10)-polaPosso dire che, su di me, Torino esercita una piacevole influenza, è una città che mi piace, mi sento a mio agio, c’è sempre qualcosa da fare e da vedere. Penso, e sono quasi certa, di aver trasmesso questa mia sensazione al mio amico Bill. Ogni volta che torna in Italia, un giro a Torino lo facciamo! Penso che anche la prossima volta lo faremo! Ho visto dei posts bellissimi sul suo blog, corredati da foto stupende. Secondo me dovreste buttarci un occhio!!!

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Turin: many windows, all in a row.

Turin is a beautiful city, it relaxes me. Every corner has a lot of “story” to tell. Historic buildings, Roman ruins, theaters, arcades, architecture is intriguing as the “Fetta di polenta” (that means “Slice of polenta)!

 (7)-polaI take the car early in the morning and drive to the parking of Piazza Vittorio Emanuele. I start walking and always there is something to see and photograph. On sunny days, the play of light and shadow under the portico is fantastic. Then I turn to Via Po and remain among the centre of the city, or sometimes I prefer to walk along the river and reach the Parco del Valentino.

In the city center I can’t miss a real hot chocolate at Bar Mulafsano in Piazza Castello! …Even if it’s August! I’m joking… In this case, I buy an ice cream giant size. Walking near the ice-cream shops, I hear all those colored and creamy flavors that call me, and it is impossible to resist!

 (8)-polaI like watching people, so different and so interesting. I walk through the bookstalls, in the middle of a thousand dusty old books or new still wrapped in cellophane: there are committed students , noisy kids, elders to take a breath of fresh air in the portico, people who run for work hoping to have time for a coffee break. It ‘s a city full of life, I want to never stop talking about it.

Taking a coffee in Piazza San Carlo is a regular habit. I always sit outside, although in winter the cold is biting and often it’s too hot in summer.

 (6)-polaI think that this city exerts a strange and pleasant influence on me. It’s a city I like, I feel good, there is always something to do and see. I think, and I’m almost sure, that I passed this feelings to my friend Bill. Every time he come here we spend some wonderful days in Turin. I think that, on his return to Italy, we should come back again! I saw some beautiful posts on his blog, with nice photos. In my opinion you should cast a glance!

A volte penso di avere una naturale propensione alla socialità. Una vera e propria tendenza a sviluppare rapporti interpersonali. Penso sia una cosa innata, stampata in faccia.
Amo la compagnia, comunicare; ammetto di intripparmi in un nano-secondo alle conversazioni su temi che adoro e, una volta intrippata, fatico ad abbandonare il discorso.
Adoro parlare, esprimermi, conversare, intrattenermi, colloquiare, discutere.
Ma… mi capita sempre, non dico spesso, dico sempre, che qualcuno mi attacchi pezza o bottone, che dir si voglia, ovunque. Trovo sempre qualcuno che mi deve dire qualcosa, che mi deve chiedere qualcosa.
Al supermercato, mia mamma fa finta di non conoscermi. Ad ogni giro di scaffale qualcuno mi chiede dove sono biscotti, riso, dadi… Lasciamo perdere sui mezzi pubblici e negli ospedali… Oltre alle indicazioni varie su cibi, treni, medicinali, flebo, sono molto gettonata anche per: racconti della propria vita, proposte di matrimonio, opinioni e consigli di vario genere e natura, sproloqui sul coniuge o sui figli. Questi ultimi sono i peggiori: se ne sentono per i maiali su gente che non si conosce e le parole vanno via veloci come la cacca nei tubi, la rabbia si legge negli occhi… e io annuisco e mi limito a dare ragione (non di buscarle, anche!)
stazione-polaDevo dire che a volte nascono scene o storie interessanti, amicizie o ci trovo qualcosa da imparare. Ma, come ne posso far tesoro, a volte proprio non ne vorrei sapere!
Quando vorresti stare in silenzio ad aspettare il treno, con il naso nella sciarpa a scaldarti il muso, fissando la famosa linea gialla che nessuno deve oltrepassare. Quando vorresti dormire, sfruttando il movimento del treno, in quei vagoni dove, anche in costume da bagno avresti caldo, e invece a volte ti si congela anche il respiro. Quando vorresti fare due passi da solo, guardarti in giro. Quando vorresti leggere o ascoltare la musica.
Ecco.
Comunque…, anche se mi lamento, questa mia naturale propensione me la tengo stretta. Sento, in ugual misura, il desiderio di comunicare verbalmente ma anche con le immagini, fotografando. Particolari, scene, paesaggi, fiori e tutto quanto amo immortalare sembra che mi attacchi discorso, che mi dica “scusa, mi puoi fotografare?”.
Con una fotografia mi piace trasmettere emozioni, pensieri. Un impulso ad esprimermi, a “dire” che spesso preferisco perché più puro, coinciso, schietto.
Il discorso si infarcisce sempre con mille altre cose, si aprono parentesi tonde, quadre e graffe con dentro altri temi, accenni e, perché no, pettegolezzi. In una fotografia metto un concetto, decido cosa voglio suscitare: emozione, scoperta, turbamento, eccitazione, calma…
Mi sono espressa, ho finito. Quando scatto una foto e penso a questo mi sento in pace con il mondo. L’immagine è questa, ho detto quello che dovevo dire.
Nei miei scatti devo sempre vedere me stessa; se non mi ci vedo lo scatto è muto, è vuoto, senza senso, senza una storia, un motivo. Lo guardo e non ci parliamo, non ci capiamo.
Ho fatto mia una frase della fotografa franco-tedesca Cathleen Naundorf perché racchiude il mio stesso pensiero:

A photographer always photographs herself;  she is always expressing her soul.

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Oggi pomeriggio, mettendo in ordine delle foto, ho pensato di avere tantissimi scatti del posto dove abito. Non dell’intera area, proprio di questo angolo. Quante cose diverse si possono ritrarre in un unico, ristretto e apparentemente anonimo luogo!
Tra l’altro, poco tempo fa, si parlava con degli amici, di questa scena tratta dal film Smoke di Wayne Wang. 

- Sono tutte uguali…

[...]

- E’ il mio angolo, dopotutto. Si, insomma… è una piccola parte del mondo ma anche qui succedono delle cose; come in qualunque altra parte!
E’ la documentazione del mio angolo…

- E’ un po’ ossessivo…

[...]

- Non capirai mai se non vai più piano amico mio.

- Cosa vuoi dire?

- Voglio dire che vai troppo veloce, non guardi neanche le foto…

- Sono tutte uguali…

- Sono tutte uguali, ma ognuna è differente dall’altra: ci sono delle mattine di sole, delle mattine buie, ci sono luci estive e luci autunnali, giorni feriali e fine settimana… [...] Qualche volta la stessa gente, qualche volta differente, qualche volta quelli differenti diventano uguali e la stessa gente scompare.

[...]

- Più piano eh? [...] Il tempo mantiene sempre il suo ritmo.

bandiera-italianaMi piace passeggiare per la zona  più vecchia del paese di Prato Sesia. Via Garibaldi, Via della Libertà, Via Frà Dolcino e poi su fino alla Torre. Mi attira Prato Sesia - 19l’idea di osservare le vecchie case, le botteghe chiuse con le serrande arrugginite, i vecchi portoni restaurati o decadenti. Un paesino come tanti altri della zona, caratteristico e denso di storia.

Vi nacque Dolcino Tornielli, intorno al 1250. Frà Dolcino, l’eretico.
La storia vuole che fosse figlio di un prete spretato. Ebbe la possibilità di studiare perché la conoscenza del latino e delle sacre scritture era buona.

Prato Sesia - 39Nel 1290 entrò nel movimento degli apostolici. Essi vivevano di digiuni e preghiere in povertà assoluta, lavorando o chiedendo la carità, non praticavano il celibato, predicavano l’ubbidienza alle scritture e ai precetti evangelici. L’insegnamento che ne traevano era volto alla disobbedienza ai pontefici, alla predicazione dei laici, prevedevano un imminente castigo celeste dovuto alla corruzione dei costumi ecclesiastici. La loro dottrina scatenò l’ira della chiesa di Roma ed i dolciniani furono accusati di essere eretici.

Prato Sesia - 21Dolcino pensava che la storia della chiesa si dividesse in quattro epoche distinte. Predicava che fosse imminente l’avvento di un tempo finale che avrebbe determinato l’ordine e la pace dopo il regresso della chiesa del tempo.

L’accusa di eresia lo portò alla cattura e all’uccisione sul rogo nell’estate del 1307.

La storia di Dolcino non finisce qui ma è ancora viva e il conflitto tra sostenitori e detrattori è sempre aperto. Fatti, iniziative o avvenimenti, nati per ricordare Frà Dolcino, hanno sempre creato discordia tra chi cerca di opporsi e negare e chi vorrebbe tenerne viva la memoria.

Nel trecento gli inquisitori gridavano  “Maledetto fra Dolcino!”. Ancora oggi, questo anatema viene ribadito e lo spirito di Dolcino ritorna…

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I like to walk through the oldest area of the small town of Prato Sesia. Via Garibaldi, Via della Libertà, Via Fra Dolcino and then up the tower. I love to see Prato Sesia - 11the old houses, old shops closed with rusty shutters, old gates restored or decaying. A village like many others in the area, full of character and history. 

Here was born Dolcino Tornielli, around the year 1250, who was to be become Brother Dolcino, the heretic. It is said that he was the son of a defrocked priest. As knowledge of the scriptures and Latin was worthwhile, he took the opportunity he was given to study them.

Prato Sesia - 15In 1290, he entered the apostolic movement. They lived in fasting and prayer in absolute poverty, working or asking for charity, but did not practice celibacy, obedience to either the scriptures or the precepts of the gospel. The doctrine they practised was intended to be disobedient to the Popes, to preaching by the laity, and foresaw an impending doom due to the corruption of church morals. Their doctrine evoked the wrath of the Church of Rome and the Dolcinians were accused of being heretics.

Dolcino thought that the Church history was divided into four distinct periods. He preached that it was near the imminent arrival of a Prato Sesia - 7time that would fix order and peace after the decline of the church of the age.

The accusation of heresy led to his capture and his execution at the stake in the summer of 1307.

The story does not end here. Dolcino still has a big influence. The conflict between his supporters and detractors is always open. Facts, events or initiatives created to remember the monk, have always fostered discord between his opponents and people who would keep his memory alive.

In the fourteenth century inquisitors shouted “Cursed be Brother Dolcino!” Even today, whenever this curse is reaffirmed Dolcino’s spirit comes back …

(Sulla mensola: i libri che ho o che vorrei…)

Sono stata di recente alla mostra di Steve McCurry e mi sono comprata il catalogo curato da Biba Giacchetti. Mi ero già comprata Icons di Elliott Erwitt (catalogo della mostra di Aosta della scorsa estate). Riportano le foto grandi, la qualità di stampa è buona e le conversazioni di Biba Giacchetti con i fotografi aiutano a capire i contesti e le modalità che hanno portato allo scatto. 

Copertina-McCurry-Icons--polaSteve McCurry ha selezionato con Biba Giacchetti le sue immagini più belle, più famose o verso le quali nutre un sentimento particolare legato al momento in cui le ha scattate. In questo catalogo, per la prima volta Steve McCurry racconta le sue icone una ad una, nel corso di una lunga chiacchierata con Biba Giacchetti, svelandone i retroscena. Flash appassionanti di storia del mondo, lunghi appostamenti in cerca dell’inquadratura perfetta, o incontri fortuiti che lasciano il segno nei suoi ritratti unici, a cominciare da Sharbat Gula, la piccola afgana,fino al nomade Kuchi, in testa al suo branco di cammelli, fermato per le strade di Srinagar in Kashmir. Orgoglioso di essere ritratto, il nomade Kuchi è stato eletto protagonista di questa copertina, simbolo della dignità e della fierezza umana che solo Steve McCurry sa raccontare.

La mostra è davvero stupenda e vale proprio la pena di spenderci una bella visita; prendere il tempo necessario e soffermarsi davanti ad alcune foto. Come al solito, i colori di McCurry entrano nell’anima, colpiscono e lasciano il segno. 

A mio parere, il curatore della mostra, Peter Bottazzi, ha colto il giusto percorso di lettura di questa moltitudine di immagini.
Circumnavigazioni (da camera), come ha chiamato il progetto, prevede una suddivisione in più parti della mostra: scoperta, vertigine, poesia, stupore, memoria.
Eccome come Peter Bottazzi presenta l’ideazione del suo percorso espositivo:

Steve McCurry. Viaggio intorno all’Uomo è una nuova tappa del percorso espositivo iniziato alcuni anni fa in Italia dal grande fotografo statunitense, testimone e interprete di migliaia di accadimenti del nostro tempo e in tutti i continenti, autore di una incredibile, poliedrica e affascinante galleria di immagini in cui si raccoglie la magia, la cultura, l’orrore e l’amore di cui l’uomo è capace. La mostra vuole raccontare in maniera originale i molteplici aspetti di un universo, l’uomo, che l’obbiettivo di McCurry ha saputo catturare nel corso degli anni. In ogni sua foto la presenza umana è protagonista assoluta, sia essa il soggetto dichiarato dello scatto o una presenza evocata o anche solo il punto di fuga di un paesaggio; sia essa causa o vittima di ciò che la circonda. L’uomo è allo stesso modo il protagonista dei “viaggi da camera” che ho pensato per questa mostra, creando per ogni stanza un diverso mondo e un modo diverso di dare voce al soggetto “uomo”. Lo spazio espositivo ha così deciso che qualcosa fuori dal comune doveva avere luogo… anzi luoghi: la scoperta, la vertigine, la poesia, lo stupore, la memoria. Ipotetica lista di stati d’animo, di parole incerte o inaspettate, probabilmente inadatte a preludere ad un senso compiuto, intenzionalmente non esaustive; perfette invece quali sottotitoli evocativi che alludono a disposizioni d’animo da far proprie in modo insindacabile per approdare in ogni angolo della mostra. Parole chiave racchiuse in queste stanze delle meraviglie, adatte a descrivere e contenere centinaia di stimoli, emozioni e racconti che sono stati selezionati, scelti, filtrati e infine accostati.  All’uomo, riprodotto in più di 200 scatti, ho voluto affiancare l’altra indispensabile presenza, senza la quale ogni sforzo è vano: il viaggiatore/visitatore. Per lui ho creato 5 luoghi in cui perdersi, irreali e stranianti, tanto particolari da produrre un totale coinvolgimento spaziale ed emotivo in cui venire immersi, per poter quindi esperire con animo nuovo l’altro, la sua immagine riflessa. Per assistere, o meglio percorrere una serie di non luoghi, più o meno immateriali, mai semplici supporti di immagini meravigliose e indimenticabili; in cui cogliere ogni singolo sguardo o piega di un velo nel vento, quasi all’unisono con chi ne è protagonista/vittima, divenendo compartecipe oltre che testimone più che occasionale. Steve McCurry è il fotografo che è diventato grazie alla sua capacità di restare ore in paziente stravolgente attesa, sempre in grado di catturare l’adesso, il qui e ora. E questo suo amore lo vuole e lo deve mostrare, condividere con noi. La sua fotografia mal si accorda alla marginale e periferica, quanto classica, posizione a parete; non è e non può essere sfondo, finestra o peggio scomoda presenza da evitare. La parete non fa che neutralizzare la potenza del suo sguardo e la nostra percezione. Ho lavorato sulla percezione dello spazio anche tra le immagini, che non è mai possibile equiparare ad una pausa, ma piuttosto ad un sottovoce, ad un sussurro, spesso ad un silenzio tridimensionale. Ho voluto giocare con i sensi e la percezione umana perché di uomo qui si parla e da uomini questi luoghi sono percorsi, così come ho cercato di fare in modo che tra i due soggetti si creassero delle reazioni/relazioni, sempre attive, mai comode o di circostanza, anche attraverso l’uso delle luci e dei materiali, oltre ad alcuni trucchi da improbabile artigiano delle emozioni quale mi considero. Mi auguro davvero che questo periplo intorno all’uomo possa divenire un’altro momento importante per apprezzare la visione artistica di Steve McCurry e per farci riscoprire, o ricordare sempre più, quali soggetti particolari e quali mondi speciali noi tutti indistintamente siamo. (Peter Bottazzi)

Per tutte le informazioni sulla mostra ecco il link alla locandina: “Steve McCurry. Viaggio intorno all’Uomo“.

Non ho resistito… ho fatto qualche foto con la Hipstamatic! Eccole:

SCOPERTA

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VERTIGINE

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POESIA

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STUPORE

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MEMORIA

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bandiera-italianaLe vecchie serrature, quelle che hanno chiavi così grandi e pesanti che nemmeno si può pensare di metterle in tasca, sono terribilmente irresistibili. Non posso trattenermi dallo sbirciare attraverso la toppa, sperando che non ci sia inseritala chiave. Di solito queste serrature sono montate su grandi porte di legno, vecchie e Oppéde 1consumate dal tempo. Mi corre subito la fantasia e penso a quando quella serratura era qualcosa di moderno, a come doveva essere la vita in quella casa. Curioso all’interno e non so nemmeno io cosa mi aspetto di vedere, di scoprire.

Ho scattato questa foto perché mi è piaciuto il contrasto tra il vecchio edificio in pietra con il portone in legno e il bimbo così giovane e “moderno”. Mi piace fermarmi ed immaginare i tempi in cui quella porta veniva usata, aperta e chiusa, a quando i bambini ci giocavano attorno ogni giorno e poi alla sera, su quegli scalini, ci si sedeva a prendere il fresco mentre dal muro usciva il caldo del sole.

Purtroppo, in realtà, questa porta ha vissuto momenti storici molto tragici. E’ la porta secondaria della chiesa “La collégiale Notre Dame Dalidon” a Oppède Le Vieux in Francia, nella splendida terra provenzale. Risale al XVI secolo e ha vissuto i giorni tristi del massacro del popolo valdese, considerato eretico.

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bandiera_inglese1-2The old locks, the ones that have keys so large and heavy that you can not even think to put in your pocket, are extremely compelling. I can not refrain to peep through the keyhole, hoping that there isn’t a key in it. Typically these locks are Oppéde 2mounted on large wooden doors, old and worn by time.  I imagine how life would be there, in the past. I look curiously inside and I do not even know what I expect to see, to discover.

I took this picture because I liked the contrast between the old stone building with its wooden door and the child so young and modern. I like to stop and imagine the days when the gate was used, opened and closed, when children played around every day and then in the evening on those steps, people sat down to get some fresh air while the heat coming out from the wall warmed by the sun.

Unfortunately, in reality, this port entrance lived a very tragic moments in history. It’s the back door of the church “The Collegiate Church Notre Dame Dalidon” in Oppède Le Vieux, in the beautiful land of Provence, in France. The door dates back to the sixteenth century to the sad times of the massacre of the Waldensian people considered heretical.

 

 

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